Newsletter Netbreakers #14 - Microsoft vuole cambiare il mercato del gaming, Google ripensa "Search" e Apple apre al cloud gaming, Riot Games si da alla musica

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Netbreakers - newsletter che analizza il mondo digitale
Numero 14 - Data 13/09/2020 - Made with for Inforge

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Oggi parliamo di:
  • Google vuole cambiare il suo algoritmo di ricerca per migliorare “la scoperta delle informazioni”.
  • Microsoft rivela la sua strategia per cambiare il mercato del gaming.
  • Apple modifica le regole del suo App Store (ma non abbastanza).
  • “Baddest” il singolo del gruppo virtuale K/DA raggiunge la cima della World Digital Song Sales di Billboard.

Ma la newsletter? Comincio con lo scusarmi, mi dispiace ma la scorsa settimana non sono riuscito a mettere insieme il tempo per scrivere qualcosa di decente. Fortunatamente si è rivelata una settimana parecchio fiacca. Ma il mese di settembre è appena iniziato e sicuramente ne vedremo delle belle. Nvidia ha presentato le sue schede video RTX Ampere, Apple terrà un evento il 15 Settembre, mentre AMD si prepara a rivelare le sue CPU e GPU tra Ottobre e l’inizio di Novembre.



Ormai l’informazione è al centro della nostra vita, riceviamo migliaia di notifiche e imput e cerchiamo altrettanto velocemente nuove informazioni e dati per alimentare le nostre discussioni. L’economia del dato è diventata sempre più rilevante per le aziende della Silicon Valley ed ora più che mai è fondamentale separare le informazioni utili da quelle inutili o totalmente false.

Le aziende social come Facebook e Twitter raffinano da anni i loro algoritmi per presentare ai loro utenti contenuti rilevanti e gestire il flusso ininterrotto di informazioni disseminate per ogni angolo della loro piattaforma. Ma per Google è tutto un altro discorso, ogni cosa può essere importante e soprattutto l’azienda non vuole influenzare direttamente i risultati delle ricerche degli utenti.

Su Google l’informazione viene presentata in due modi passivamente e proattivamente.

Google “risponde” ad una “domanda” che gli viene posta nel momento in cui premiamo il tasto “invio” e ci presenterà dei rusltati di ricerca che l’algoritmo raffina continuamente secondo certi parametri. Ma il motore di ricerca di Google è anche proattivo, con il suo autocompletamento e i suoi suggerimenti e persino la sua pubblicità.

Google ha deciso che curerà meglio questi servizi che chiama “search features”, per mostrare agli utenti “i contenuti corretti”. Una delle politiche di Google per esempio riguarderà l’autocompletamento. Se l’utente cercherà per esempio informazioni scorrette come “votare per posta è illegale” (relativamente alle elezioni negli USA), Google non mostrerà nessun suggerimento che possa avvalorare questa tesi. Inoltre Google rimuoverà risultati predittivi che possano essere interpretati come accuse verso altri candidati o personaggi politici del tipo “Barack Obama...è un’estremista islamico”.

Certo anche alcune domande perfettamente “normali” avranno l’autocompletamento disattivato, ma attualmente è un male necessario per evitare che Google nel tentativo di “mostrare qualcosa” possa indurre l’utente in errore. Google ha lavorato per anni sul raffinare il suo algoritmo di “PageRank” ma si è accorta che non è più sufficiente a razionalizzare i contenuti su internet. I social network sono la prova che le persone leggono e condividono senza prestare attenzione a fattori come l’affidabilità della fonte, l’autorevolezza dell’autore o la realtà dei fatti esposti.

Google ha capito che ci sono degli argomenti come la finanza, la politica e la salute e in generale domande esistenziali, che necessitano di risposte accurate e non basta più affidarsi ad un banale PageRank.


Microsoft, in seguito a vari leaks si è ritrovata costretta a confermare la sua nuova console l’XBOX Series S conosciuta con il nome in codice di “Lockhart” rivelando non solo la sua lineup completa di console ma anche la sua strategia di mercato per la prossima generazione.

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Il prezzo dell’XBOX Series S è di soltanto 299€ mentre “l’ammiraglia” la XBOX Series X è di 499€.

Microsoft, con un prezzo così aggressivo e con una strategia incentrata sull’Xbox Game Pass e il cloud gaming sta chiaramente sfruttando la sua potenza finanziaria per cambiare l’industria del gaming. Sony risponderà a Microsoft il 16 Settembre con un evento dedicato alla PS5.

Entrambe le aziende sono pronte a rilasciare la nuova generazione di console in due versioni, una con la presenza di un lettore per dischi fisici e l’altra priva. Causando per altro il crollo in borsa di GameStop un’azienda che basava tutto sulla vendita dei prodotti fisici.

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Il piano di Microsoft è chiaro, non competere sulla qualità dei giochi con Sony, almeno non direttamente. Ma sulla convenienza sul lungo periodo oltre che sulla qualità dei suoi servizi online. Microsoft ha infatti chiaramente insistito sul fatto che l’hardware su cui si gioca non è importante. L’unica cosa importante è avere un servizio che consenta agli utenti di giocare tutti i titoli dai tripla A ai giochi indie, su qualunque dispositivo desiderino per un costo molto basso rispetto a quanto costerebbe comprare tutti quei titoli.

Il Game Pass si è recentemente arricchito anche di tutti i titoli presenti su EA Play il servizio di abbonamento di EA.

L’Xbox Game Pass è la nuova console di Microsoft per questa generazione.

Microsoft può permettersi a differenza di Sony di vendere una sottoscrizione ad un servizio digitale perché l’azienda di Redmond è un’azienda principalmente di software e non di hardware. Microsoft ha persino previsto di “affittare” a tasso zero l’XBOX Series S o X ai sottoscrittori di un piano Xbox Game Pass da 24.99€ o 34.99€ tramite il piano XBOX All Access. Con un costo di 299€ Microsoft probabilmente nemmeno trae profitto dalla vendita di questa console, che risulta essere la perfetta “porta” per acquistare poi il suo servizio di abbonamento a differenza di Sony che non può permettersi di prezzare la sua PS5 senza lettore ad un prezzo così basso.

Microsoft non ha bisogno di un’altra “console war” ha deciso di riscrivere le regole del gioco.



Apple, attualmente è in una lunga battaglia con Epic Games, ha deciso di chiarire tutti i punti del regolamento del suo App Store per prevenire ulteriori conflitti e mantenere il controllo del suo negozio virtuale. Adesso i servizi di streaming di videogiochi sono permessi, senza riferirsi chiaramente a Google Stadia e Microsoft xCloud, Apple ha chiarito alla CNBC che le aziende potranno creare una applicazione “contenitore” che permetta l’uso del gioco, tuttavia però il gioco dovrà singolarmente essere caricato sull’App Store e dovrà essere disponibile singolarmente al difuori dell’applicazione “contenitore”.

Questo vuol dire che Microsoft e Google non potranno costruire una singola applicazione per xCloud o Stadia
ma dovranno creare delle applicazioni per ogni singolo titolo.

Ovviamente se sarà offerta una sottoscrizione ad un abbonamento all’interno dell’applicazione Apple esigerà il 30% su quel pagamento. Entrambe le aziende dovranno cambiare di molto i loro piani se vorranno rendere disponibili i loro servizi su iOS.
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Più che un’apertura sembra un elaborato percorso ad ostacoli per rendere impossibile la creazione di negozi interni all’App Store, senza dirlo esplicitamente.


Se Google e Nvidia hanno deciso di non commentare questi cambiamenti, Microsoft invece ha criticato la proposta di Apple, spiegando come si tratta comunque di una terribile esperienza per i clienti, i giocatori ormai si aspettano un’esperienza più simile a quella di Netflix dove è presente un singolo catalogo curato di titoli piuttosto che scaricare 100 applicazioni diverse per poterle giocare poi sul cloud.

Infine le applicazioni gratuite che fungono da “companion” per servizi web a pagamento potranno non utilizzare il sistema di pagamento di Apple, ad esempio servizi VOIP o di archiviazione cloud ma anche servizi email gratuiti che offrono anche opzioni a pagamento.

Ovviamente gli sviluppatori non potranno però inserire un bottone all’interno dell’applicazione per chiedere l’acquisto delle loro opzioni a pagamento ma potranno pubblicizzare l’opzione sul loro sito web.

Questa regola è stata aggiunta da Apple in seguito allo scontro con Basecamp per la loro applicazione per la gestione della posta elettronica “Hey” e il qui-pro-quo con WordPress che si è vista eliminare la sua applicazione gratuita per poi vederla ripristinata poco dopo.


Riot Games è pronta a diventare un’etichetta discografica e lo conferma l’ennesimo successo del gruppo pop virtuale K/DA creato a partire dall’universo di League Of Legends.


Il nuovo singolo delle K/DA ha raggiunto la prima posizione nella classifica di Billboard per “World Digital Song Sales” con il rilascio del nuovo singolo intitolato “THE BADDEST”, avvenimento più unico che raro per un gruppo “virtuale”, visto che è accaduto soltanto due volte. E l’unica volta che è accaduto prima è stato in occasione del debutto del primo singolo delle K/DA "POP/STARS" un’anno fa, che oggi ha raggiunto le 370 milioni di visualizzazioni su YouTube.

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I piani di Riot Gams sono sempre stati ambiziosi, rendere il videogioco competitivo popolare e accettato
come se si trattasse di un qualsiasi sport non è cosa facile.

Invadere il mercato musicale è l’ennesimo passo che l’azienda sta intraprendendo per conquistare i cuori e le attenzioni di tutte le persone che non hanno mai sentito parlare di League Of Legends questo è possibile anche grazie ai fondi del conglomerato cinese Tencent.

Con il lockdown a causa della pandemia di COVID-19 e il blocco di tutti gli sport l’interesse per l’e-sport si è sicuramente acuito, per Riot Games e Tencent è il momento ideale per consolidare il loro vantaggio sui loro concorrenti occidentali come Activision soprattutto con l’inizio del Campionato mondiale di League Of Legends a Shangai in sole due settimane.
 

SmoonStyle

Utente Platinum
11 Maggio 2014
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ed ora più che mai è fondamentale separare le informazioni utili da quelle inutili o totalmente false.
Le persone danno per certo quello che leggono o dai social vedi facebook o da siti dove non c'è un fondo di verità e nonostante tutto considerano questi dati come attendibili...
Le aziende social come Facebook e Twitter raffinano da anni i loro algoritmi per presentare ai loro utenti contenuti rilevanti e gestire il flusso ininterrotto di informazioni disseminate per ogni angolo della loro piattaforma.
Ma la società di oggi dove ognuno di noi puoi dire e fare tutto ciò che vuole, come si può avere la certezza di un dato o informazioni?
Google ha capito che ci sono degli argomenti come la finanza, la politica e la salute e in generale domande esistenziali, che necessitano di risposte accurate e non basta più affidarsi ad un banale PageRank.
Tra cui la famosa ricerca: "La Terra è piatta?"
L’unica cosa importante è avere un servizio che consenta agli utenti di giocare tutti i titoli dai tripla A ai giochi indie, su qualunque dispositivo desiderino per un costo molto basso rispetto a quanto costerebbe comprare tutti quei titoli.
Che sia la volta buona che investono su qualcosa di veramente apprezzato?
Entrambe le aziende dovranno cambiare di molto i loro piani se vorranno rendere disponibili i loro servizi su iOS.
Proprio a disincentivare il mercato delle app o dei servizi su iOS, ma comunque non credo ne resentirà.
i giocatori ormai si aspettano un’esperienza più simile a quella di Netflix dove è presente un singolo catalogo curato di titoli piuttosto che scaricare 100 applicazioni diverse per poterle giocare poi sul cloud.
Credo, a mio parere, sarebbe eccezionale avere un catalogo "quasi" infinito di giochi dove l'utente previo abbonamento possa giocare a quello che vuole senza doversi rompere le scatole per la lunga procedura.
Invadere il mercato musicale è l’ennesimo passo che l’azienda sta intraprendendo per conquistare i cuori e le attenzioni di tutte le persone che non hanno mai sentito parlare di League Of Legends questo è possibile anche grazie ai fondi del conglomerato cinese Tencent.
Ma neanche il mercato della musica è poi così facile da "cavalcare", certo forse potrebbe essere più semplice rispetto a quelli dei videogiochi, ma fin dove vuole spingersi? Forse a riuscire a vendere smartphone e computer con un proprio os?
 

Max Fridman

Community Manager
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Ma la società di oggi dove ognuno di noi puoi dire e fare tutto ciò che vuole, come si può avere la certezza di un dato o informazioni?

Per esempio con il trustrank: https://it.wikipedia.org/wiki/TrustRank

Ma neanche il mercato della musica è poi così facile da "cavalcare", certo forse potrebbe essere più semplice rispetto a quelli dei videogiochi, ma fin dove vuole spingersi? Forse a riuscire a vendere smartphone e computer con un proprio os?

No semplicemente a rinforzare il proprio brand nel mercato videoludico, ormai tutti conoscono la "legacy" di Blizzard e di Activision, Riot Games mira a diventare ancora più grande e iconica come azienda.
 

SmoonStyle

Utente Platinum
11 Maggio 2014
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Per esempio con il trustrank: https://it.wikipedia.org/wiki/TrustRank



No semplicemente a rinforzare il proprio brand nel mercato videoludico, ormai tutti conoscono la "legacy" di Blizzard e di Activision, Riot Games mira a diventare ancora più grande e iconica come azienda.
Il TrustRank non mi sembra così immediato e per di più leggo che esiste la presenza di "un esperto umano", quindi alla fine c'è sempre la supervisione da parte di qualcuno che giudica se effettivamente il lavoro svolto dall'algoritmo è risultato positivo o meno.

La Riot solo recentemente e grazie a League of Legends ha potuto avere oggi un notevole riscontro, "puntare il dito" contro ad esempio la Blizzard che ha una posizione molto dominante e con quale probabilità potrebbero "imporsi" in questo mercato? E qualora riuscissero di certo non passerebbe inosservato alle concorrenti che cercherebbero in qualsiasi modo di "accaparrarsi più clienti".
 
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