God of War Laufey è realtà. La nuova avventura di Sony Santa Monica, che è anche la prima genuinamente realizzata per PS5, ci chiamerà a vestire i panni della guerriera Jotnar moglie di Kratos e madre di Atreus, di cui così tanto abbiamo sentito parlare negli ultimi due giochi principali della saga. E dobbiamo ammetterlo: la presentazione del titolo durata oltre 20 minuti (così si fa, Sony!) ci ha intrigato non poco, pur al netto di qualche dubbio che ha lecitamente fatto sorgere in noi. Sono già tante le cose da dire sul titolo in sviluppo, quindi bando alle ciance. È tempo di esplorare il luogo destinato ad accogliere gli dei dopo la loro dipartita.
Perfino nella morte, Laufey è stata l'orchestratrice del lungo cammino di Kratos e Atreus, e non ha continuato a vivere solo attraverso i loro ricordi. Noi giocatori ne abbiamo sentito parlare dai suoi tanti amici, soprattutto nanici, e abbiamo percepito gli echi delle sue gesta nei Nove Regni costruiti dal team di sviluppo. Per stessa ammissione di Cory Barlog, che ora è l'Head of Creative di Santa Monica Studio, l'idea alla base di questa nuova avventura era proprio quella di mostrarci le sue imprese passate, si pensi a quando ha combattuto ferocemente con Thor dopo aver ricevuto l'Ascia del Leviatano da Brok e Sindri.
Poi però i piani degli sviluppatori sono cambiati. Difatti gli eventi del titolo diretto dalla veterana Ariel Lawrence (ha ben 23 anni di militanza nel team alle spalle) si aprono all'alba di God of War 2018 e sono connessi alla sete di conoscenza assoluta provata da Odino in GoW Ragnarok. Nell'avventura che ha visto Kratos e Atreus sferrare una grande offensiva alle forze di Asgard, l'Allfather era ossessionato dalla possiilità di venire sconfitto e, di conseguenza, da una specifica domanda: cosa succede alle divinità quando cessano di vivere?
Ebbene, la risposta all'interrogativo la scopre proprio Laufey al principio del nuovo gioco, quando le sue spoglie mortali bruciano sulla pira sotto lo sguardo addolorato di suo marito e suo figlio. L'anima della guerriera infatti attraversa un portale misterioso per poi ricostituire un corpo fisico in una scena da principessa Disney dormiente. La protagonista quindi si sveglia e scopre di trovarsi nell'Everywhen, che oltre a essere il luogo di nascita e di ritorno di tutta la magia esistente ospita anche le divinità e altri esseri superiori provenienti da mitologie differenti. Questa eterogeneità di pantheon significa anche "difficile coesistenza" e per diversi dei l'Everywhen è una prigione più che un paradiso.
Difatti, nel reveal del gameplay, la gigantessa viene subito messa in gabbia da due potenti aguzzini, ossia Sekhmet e Begtse. Sia la prima, che è egizia, sia il secondo, legato al Buddismo tibetano, sono due dei della guerra e potrebbero occupare un buon posto nella scala gerarchica propria di questo peculiare aldilà che potrebbe contenere non solo divinità mai apparse prima nella saga, ma anche vecchie conoscenze greche. I richiami estetici, le location e i nemici: con così tanta varietà possibile almeno sulla carta, Laufey potrebbe tanto rivelarsi un mosaico immaginifico di mirabile fattura quanto un'impepata di cozze, e di questo bisogna essere consapevoli.
Tornando a noi, la madre di Atreus è destinata a imbattersi anche in due companion all'inizio del suo viaggio a Everywhen: parliamo del "cubo cosmico" Phranque, interpretato da Jack Quaid, e di Rue (Perlina Lau) il nastro incaricato di impedire che una devastante spada su cui ci sarà molto da scoprire possa cadere nelle mani sbagliate (fortuna che verrà impugnata da Faye). Vista la bravura degli attori coinvolti, a partire dalla talentuosa Deborah Ann Woll, non ci stupisce che gli scambi tra i personaggi uditi nel trailer siano riusciti a convincerci.
Ancora una volta però ci tocca essere un po' cauti nell'elargire complimenti: il fiocco magico e il cubo cosmico non sono proprio la quintessenza del companion di un God of War. La nostra non vuole essere una critica (non ancora, perlomeno). Ci auguriamo soltanto che i toni dell'avventura non si rivelino troppo leggeri, vista anche la centralità nell'esperienza di quello che è un mondo sì irto di pericoli ma anche colorato e stravagante. Guardando ai restanti dettagli sulla trama del gioco, sappiamo che Faye a un certo punto realizzerà che i suoi piani per proteggere Kratos e Atreus nel loro cammino potrebbero non andare a buon fine. In altre parole, nell'indagare sulla corruzione che ha colpito Everywhen e che sta impedendo il corretto scorrere della magia, la gigantessa dovrà trovare il modo di aiutare coloro che ama di più, forse addirittura tornando da loro in qualche forma. Al momento non conosciamo in che modo questo capitolo andrà a connettersi ai God of War norreni e invece di lanciarci in una sequela di ipotesi preferiamo dire che le potenzialità narrative di questa storia ci sembrano indubbie. Sia perché il racconto potrebbe aggiungere frammenti di lore all'immaginario della saga, sia perché assistere a una Faye costretta a improvvisare a ogni passo del suo viaggio potrebbe essere stimolante, considerando che si tratta di un personaggio abituato a ordire piani a lungo termine. Prima o poi, per ammissione di Barlog e Lawrence, la prossima avventura di Kratos arriverà, ma nel frattempo vestire i panni di sua moglie potrebbe essere rinfrescante. Soprattutto dopo un God of War Ragnarok sì di gran livello, ma nato nel solco tracciato dal suo predecessore, anche in ambito tecnologico.
Stando al materiale ufficiale, proprio come i suoi predecessori Laufey sembra vantare un ottimo uso del piano sequenza, con le sezioni in-game e quelle a controller sul tavolo che si avvicendano senza soluzione di continuità. Se a ciò aggiungiamo quella che ci è parsa essere una boss fight davvero ben costruita e spettacolare per taglio registico - ci riferiamo allo scontro con Begtse - non possiamo che dirci speranzosi circa le vette qualitative raggiungibili dal titolo in questo ambito.
Forse il rinnovato modello di Kratos non ci ha colpito come speravamo, almeno per ora, ma in generale il nuovo God of War ha mostrato un impianto grafico di livello, a cominciare dalla ricchezza di dettagli sfoggiata dai modelli di Faye e dei suoi aguzzini.
Superfici e materiali vari, fiamme, magie, illuminazione, vegetazione: tanti sono gli aspetti del comparto visivo che abbiamo apprezzato, al netto di una gestione dei colori che soprattutto in certi casi ci è parsa virare un pelino troppo verso l'acceso. Passando oltre, il combat system già si preannuncia un ambito molto interessante della produzione. Alcune manovre offensive, l'impostazione della telecamera e qualche gioco di gambe non sempre bello a vedersi sono tratti ripresi dai titoli della saga del filone norreno, mentre il doppio salto, le combo aeree e la rapidità d'esecuzione degli attacchi sono elementi provenienti dalla "prima era" di God of War.
E a questo proposito, non possiamo escluderlo, questo sistema di combattimento ibrido potrebbe giungere anche nel rifacimento della trilogia classica. Ipotesi a parte, nel gameplay reveal abbiamo visto la guerriera compiere agili scivolate, prodursi in acrobatiche sequenze di colpi rotanti, sferrare calci ed eseguire parate perfette, e colpire un nemico col suo palmo della mano dorato per separarlo dalla propria anima. Elettrizzante, non c'è che dire.
Ci sono poi il nastro incantato, che la donna ha agitato come fosse una frusta, le esecuzioni e, ancora, la possibilità di far rimbalzare gli avversari contro il cubo per spedirli in aria e dar seguito all'offensiva. Fluidità, potenza e varietà sembrano essere alla base del combat system, che peraltro a detta degli sviluppatori ha ancora molte sorprese in serbo per noi. Infine, Laufey è un progetto certamente peculiare, che non ha paura di prendersi alcuni rischi per rafforzare la propria identità. Questo per quanto ci riguarda è un bene, specie dopo una generazione di "usati sicuri" first party: data la sua importanza nella timeline, però, ci auguriamo possa rivelarsi un God of War con tutti i crismi.