Per quanto il titolo possa sembrare assurdo è la realtà, lo YouTuber italiano Once Were Nerd è stato denunciato dalla Guardia di Finanza per aver recensito delle console cinesi, che in alcune versioni sul mercato, potevano essere vendute con delle microSD che contenevano giochi retrogaming piratati.
Come anche lui stesso afferma nel video, al centro della questione, sarebbero le recensioni dei dispositivi ANBERNIC che in alcune versioni potrebbero essere vendute con delle microSD contenenti giochi che violerebbero le leggi sul copyright, che in Italia risalgono al 1941 e prevedono 15.000 euro di sanzioni e in certi casi tre anni di galera.
Attualmente non è possibile sapere di preciso quali siano le accuse formulate dalla Guardia di Finanza, poiché le indagini sono attualmente in corso. A Once Were Nerd sono state sequestrate circa trenta console di marchi come ANBERNIC, Powkiddy e TrimUI e il suo telefono cellulare, effetto personale che gli è stato restituito ben due mesi dopo il sequestro il 15 Giugno.
Sembrerebbe comunque che l'investigazione sia partita direttamente dalla Guardia di Finanza e non siano coinvolte aziende come Nintendo o Sony, alla fine delle indagini il pubblico ministero deciderà se chiudere il caso o andare a processo.
Once Were Nerd intanto ha organizzato una raccolta fondi su GoFundMe per pagare eventuali spese legali, superando i 7000 euro su 10.000 di obbiettivo, al momento di scrittura dell'articolo. Il suo canale YouTube potrebbe essere cancellato su richiesta dell'autorità giudiziaria anche durante le indagini, mettendo in seria difficoltà il content creator.
E' uno dei pochi casi in Italia di questo tipo, un trend preoccupante visto l'aumento dell'attenzione da parte delle autorità nei confronti della pirateria, con iniziative come il Piracy Shield dedicato a fermare coloro che fruiscono delle partite di calcio tramite streaming pirata.
Anche l'Unione Europea sta verificando la legittimità di questo strumento il cui funzionamento risulta estremamente controverso. La piattaforma del Piracy Shield infatti non rispetterebbe il Digital Service Act poiché il blocco tramite DNS e indirizzo IP è considerato rozzo e grezzo oltre a violare le leggi sulla libertà d'espressione e privacy online facenti parte della carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.