News Tech Chiude dopo vent'anni Phica.net travolto dalle denunce per violenza online

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Nella notte tra il 27 e il 28 agosto, dopo quasi vent'anni di attività, ha chiuso Phica.net, uno degli spazi più oscuri del web italiano. Con un laconico messaggio, gli amministratori hanno annunciato la fine della piattaforma, attribuendo la decisione all'impossibilità di arginare la deriva tossica presa dalla sua community. Una chiusura che arriva al culmine di un'ondata di indignazione pubblica e denunce, ma che lascia aperti interrogativi profondi sulla violenza digitale e sulla sua percezione.

Sulla carta, Phica.net si presentava come una piattaforma per adulti dedicata alla pornografia amatoriale e consensuale. Esisteva una sezione privata dove utenti maggiorenni e verificati potevano condividere contenuti intimi che li ritraevano, una pratica che, se basata sul consenso di tutti i partecipanti, non è illegale.

Tuttavia, questa facciata nascondeva una realtà parallela ben più inquietante. Negli anni, Phica si era trasformato in un gigantesco e incontrollato archivio di abusi, dove migliaia di uomini, protetti dall'anonimato, condividevano materiale intimo di donne senza il loro permesso. Le vittime erano partner, ex-compagne, familiari o semplici conoscenti, le cui immagini venivano rubate dai social network o scattate di nascosto. Il materiale veniva poi meticolosamente catalogato in base all'età, alla provenienza geografica o al tipo di relazione con chi le pubblicava. In alcuni casi, le fotografie venivano persino alterate digitalmente con l'intelligenza artificiale per simulare la nudità, aggiungendo un ulteriore livello di violenza.

Il forum era un catalizzatore di misoginia. Le donne venivano sistematicamente denigrate con epiteti volgari e il tenore dei commenti assumeva spesso i contorni di vere e proprie minacce di violenza sessuale. Ma l'orrore andava oltre. All'interno della community venivano organizzate pratiche umilianti, come i cosiddetti "cum tribute", in cui gli utenti erano incitati a postare prove di autoerotismo sulle foto condivise. Si era inoltre strutturato un vero e proprio mercato di scambio di materiale intimo, spesso seguendo una logica perversa di "baratto" tra le relazioni personali degli utenti. Questi scambi venivano finalizzati su piattaforme di messaggistica come Telegram, al riparo da controlli.

La fine di Phica.net è stata innescata dalla denuncia della giovane ragazza Mary Galati, che a metà agosto 2025 ha scoperto una sua foto sul forum e ha deciso di esporsi pubblicamente. Il suo appello ha scoperchiato il vaso di Pandora, raccogliendo in poche ore centinaia di testimonianze simili. A lei si sono unite altre figure note, come la divulgatrice scientifica Roberta Villa, portando il caso all'attenzione dei media nazionali.



Ben presto è emerso che anche numerose figure politiche, da Giorgia Meloni a Elly Schlein, erano finite nel tritacarne del sito. L'indignazione è diventata trasversale, mentre centinaia di denunce confluivano sui tavoli della polizia postale. Una petizione online per la chiusura del portale ha superato le 140.000 firme, testimoniando la forte reazione dell'opinione pubblica. Sotto questa pressione, i gestori hanno scelto di chiudere, tentando di scaricare la colpa sugli utenti.

La ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, ha assicurato che il governo interverrà con fermezza, annunciando lo studio di iniziative specifiche per il monitoraggio di fenomeni simili. La chiusura di Phica.net segna la fine di un capitolo buio, ma la sua esistenza ventennale dimostra quanto sia urgente e necessaria una riflessione culturale, oltre che legale, per arginare la violenza che corre, troppo spesso impunita, sul web.
 
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