Crimson Desert, com'è l'immenso videogioco fantasy coreano che vuole sfidare GTA
Ci sono alcuni videogiochi che ancor prima di uscire catturano l’attenzione del mondo intero, e questo è proprio il caso di Crimson Desert, un immenso fantasy d’azione proveniente dalla Corea del Sud. Il titolo è ormai da moltissimi anni in lavorazione presso lo studio di sviluppo Pearl Abyss, il primissimo trailer che lo annunciava al mondo risale infatti al 2019; con il tempo e trailer dopo trailer – sempre mostrati ai più importanti eventi videoludici come i The Game Awards – il pubblico è rimasto sempre più affascinato dall’immenso mondo creato dagli sviluppatori coreani, ma uno dei motivi che hanno reso il titolo così popolare da avere già moltissimi preorder prima dell’uscita è stata la quantità di elementi inseriti all’interno del gioco, tra cui alcune scelte davvero folli.
Inizialmente concepito come prequel di Black Desert, MMORPG in stile World of Warcraft (ma con un sistema di combattimento completamente action) pubblicato nel 2015, il progetto ha però presto preso una direzione autonoma, trasformandosi in qualcosa di completamente diverso. I trailer più recenti mostrano un gioco sempre più ambizioso e con elementi sempre più folli: si passa da isole sospese nel cielo che ricordano The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, alla possibilità di rubare pecore e venire inseguiti dalle guardie con un sistema di taglie in stile Grand Theft Auto, fino ad arrivare a sequenze in cui si cavalcano draghi o si controllano imponenti robot corazzati.
Ogni nuovo filmato ha aggiunto ulteriori tasselli a un gameplay già sorprendentemente ricco, alimentando la curiosità del pubblico, che ha iniziato a chiedersi quanto fosse davvero possibile racchiudere tutto questo in un unico titolo. A rendere il tutto ancora più impressionante è il comparto tecnico, sempre apparso di altissimo livello nonostante la vastità degli scenari mostrati. Ora che Crimson Desert è finalmente arrivato, resta una sensazione chiara: ci si trova di fronte a un progetto talmente grande e stratificato da risultare difficile da inquadrare in modo definitivo.
L’inizio di Crimson Desert si inserisce perfettamente nel solco delle più classiche storie fantasy. L’avventura è ambientata nel vasto continente di Pywel, una terra fatta di regni in conflitto, natura selvaggia e numerosi pericoli, tra cui gli immancabili orchi e goblin. Il protagonista è Kliff, valoroso guerriero a capo dei Mantogrigio, una compagnia di mercenari molto rispettata. Quella che sembra una notte come tante si trasforma però in tragedia quando il gruppo rivale degli Orsi Neri assalta l’accampamento, sterminando gran parte dei membri. Kliff si salva grazie all’intervento di misteriosi individui legati a un luogo noto come l’Abisso, che lo mettono in guardia da una minaccia ultraterrena capace di portare il mondo alla rovina. Da qui prende forma per Kliff un duplice obiettivo: aiutare i suoi salvatori e ricostruire i Mantogrigio, cercando al contempo vendetta.
Questa premessa, tuttavia, passa presto in secondo piano non appena il gioco apre le porte all’esplorazione del vasto mondo di Pywel, lasciando al giocatore grande libertà d’azione. Sotto questo aspetto, il titolo richiama fortemente le produzioni di Rockstar Games; non soltanto GTA, ma in particolare Red Dead Redemption 2, soprattutto per la cura riposta nell’ambientazione e nelle interazioni con i personaggi non giocanti. Le città risultano vive e dinamiche e non è raro trovarsi ad aiutare gli abitanti nelle loro attività quotidiane.
Se però Red Dead Redemption 2 aveva una sua coerenza interna, dando dei limiti a quel che il giocatore poteva fare per mantenere comunque un certo realismo nelle vicende, Crimson Desert non pone nessun freno al giocatore, arrivando a cadere più di una volta in situazioni al limite dell’assurdo, che diventano ancor più esilaranti per via del tono narrativo serio del gioco. Si passerà infatti dal combattere gloriose battaglie per liberare città e regni da fazioni nemiche o da potenti mostri, a ritrovarsi a rubare delle pecore per costruirsi la propria fattoria, fino a farsi strada tra bande di cavalieri nemici a bordo di un mech dotato di mitragliatrici e missili.
Questa natura eterogenea emerge anche nella varietà delle meccaniche, spesso ispirate ad altri titoli celebri. Non mancano puzzle in cui manipolare il mondo di gioco con una sorta di mano invisibile in pieno stile Tears of the Kingdom, boss fight che ricordano i vari Dark Souls e scontri contro creature colossali che richiamano da vicino Shadow of the Colossus. A tutto questo si aggiunge persino una componente gestionale dedicata alla ricostruzione dei Mantogrigio. Il risultato è un’esperienza sorprendentemente composita, quasi un “mostro di Frankenstein” videoludico che unisce idee e suggestioni diverse in un unico enorme videogioco.
La cosa più evidente non appena iniziato Crimson Desert è quanto il titolo sia davvero immenso per quantità di contenuti. La mappa del mondo è sconfinata e le attività secondarie da svolgere, già solo nella prima area, sono incalcolabili: tra quest secondarie, minigiochi e attività collaterali, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Queste attività andranno poi ad aumentare ulteriormente man mano che si proseguirà nell’avventura, come già lasciavano intuire gli ultimi trailer pensati per mostrare la vastità del mondo di gioco. Superare il centinaio di ore sarà estremamente facile per chi vorrà dedicarsi a ogni attività proposta e con ogni probabilità ne serviranno molte di più per completare il titolo al 100%.
La quantità di elementi messi nelle mani del giocatore è talmente elevata da risultare quasi soverchiante, soprattutto nelle fasi iniziali, dove serviranno parecchie ore prima di uscire dalla lunga fase di tutorial. La varietà, va detto, non manca e difficilmente ci si ritroverà a ripetere sempre le stesse attività; tuttavia, chi cerca un’esperienza più contenuta e focalizzata, magari maggiormente incentrata sulla narrativa, potrebbe non trovare qui ciò che desidera.
Il combattimento rappresenta uno dei pilastri principali dell’esperienza. Anche in questo caso Kliff può contare su una grande varietà di stili, seguendo una filosofia che privilegia il divertimento e la spettacolarità rispetto alla coerenza dell’ambientazione. Si potranno utilizzare numerose armi bianche, come spada e scudo, asce e lance, ma anche armi a distanza come l’arco: questo è dotato di una meccanica simile al Dead Eye di Red Dead Redemption, che rallenta il tempo durante la mira. A questo si aggiungono colpi di arti marziali ispirati ai film wuxia, potenti incantesimi e persino mosse di wrestling.
Tutto ciò porta a situazioni spesso involontariamente surreali e persino comiche: si può iniziare uno scontro contro un gruppo di soldati corazzati combattendo con la spada, per poi evocare fulmini sul campo di battaglia e concludere il tutto con un suplex al comandante nemico. Come se non bastasse, oltre a Kliff sarà possibile controllare anche due compagni: Damiene, un’agile guerriera che utilizza armi da fuoco e uno scudo lanciabile in stile Captain America, e l’orco Oongka, specializzato in armi a due mani come asce e martelli, ma che utilizza persino cannone montato sul braccio, perfetto per gestire facilmente gruppi numerosi di nemici.
Il sistema di combattimento punta dunque a essere il più spettacolare possibile, anche grazie alla grande quantità di boss presenti, che, da quanto visto, appaiono tutti piuttosto curati. L’unico vero limite riguarda i comandi, che diventano via via più complessi con lo sblocco di nuove abilità, arrivando a ricordare per profondità quelli di un picchiaduro: chi non è abituato agli action più tecnici potrebbe quindi incontrare qualche difficoltà nel gestire tutte queste mosse.
Dal punto di vista tecnico, gli sviluppatori coreani di Pearl Abyss hanno compiuto un lavoro notevole, riuscendo a garantire un livello di dettaglio e una qualità visiva molto elevati. Anche Digital Foundry, punto di riferimento per le analisi tecniche nel mondo dei videogiochi, si è espressa molto positivamente dopo aver testato sia la versione pc sia quella per PlayStation 5 Pro. Il gioco si difende bene anche su console base come PlayStation 5 e Xbox Series X, confermando ancora una volta la grande abilità degli sviluppatori orientali sotto questo punto di vista.
Senza dubbio Crimson Desert sarà un titolo che dividerà l’opinione pubblica, specialmente data la tanta attenzione che è stata dedicata al gioco in questi mesi precedenti il lancio. Da una parte ci sarà chi apprezzerà la varietà del gameplay e la quantità impressionante di contenuti, pur riconoscendo che non si tratta di un titolo perfetto. Dall’altra, non mancheranno coloro che vedranno proprio in questa “bulimia” di idee un limite, preferendo un’esperienza più focalizzata e rifinita, e che potrebbero trovare ostico sia il sistema di combattimento sia la progressione all’interno di un mondo così vasto.
Resta però un dato evidente: il titolo di Pearl Abyss è destinato a essere uno dei giochi più discussi di questa prima metà del 2026, e probabilmente anche uno dei più giocati, almeno fino all’arrivo di un altro colosso attesissimo come quel GTA VI che tutti stanno aspettando.