News Tech L'influencer in questa pubblicità di Vodafone su TikTok non esiste

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Nel dinamico e talvolta saturo mondo dei social media, catturare l'attenzione è tutto. Vodafone sembra aver abbracciato questa filosofia in modo radicale, lanciando una campagna pubblicitaria su TikTok il cui volto non appartiene a una persona in carne e ossa, ma a un'influencer creata dall'intelligenza artificiale.

Scorrendo i video su TikTok in Germania, non era difficile imbattersi in uno spot Vodafone presentato da una donna che, a un occhio attento, appariva subito "strana". Diversi dettagli tradivano la sua natura artificiale: il movimento poco naturale dei capelli, alcuni nei sul viso che apparivano e scomparivano tra un fotogramma e l'altro e un'espressività facciale che ricadeva in pieno in quella che viene definita uncanny valley, una sensazione di disagio che proviamo di fronte a figure quasi umane, ma non abbastanza da ingannare il nostro cervello.



Le supposizioni degli utenti più attenti hanno trovato presto conferma direttamente da Vodafone. Nei commenti al video, in risposta a chi chiedeva perché non fosse stata scelta una persona reale, l'azienda ha spiegato di stare "testando diversi stili di pubblicità, questa volta con l'AI". In un altro commento, ha aggiunto che "l'AI è ormai così parte della vita di tutti i giorni che la stiamo provando anche nella pubblicità".

Questa mossa, se da un lato ha certamente raggiunto l'obiettivo di generare discussione e attirare l'attenzione, dall'altro apre una finestra su un futuro della comunicazione commerciale sempre più intrecciato con l'intelligenza artificiale generativa. Non si tratta, peraltro, del primo esperimento di Vodafone in questo campo. Già in passato, l'azienda aveva rilasciato uno spot commerciale in cui ogni singola inquadratura era stata prodotta da un'AI e ha utilizzato avatar digitali per ridurre i costi delle campagne, ottenendo risultati promettenti.

L'utilizzo di "fake influencer" sta diventando una tendenza consolidata. Queste figure digitali, create e gestite tramite algoritmi e computer grafica, offrono ai brand un controllo totale sul messaggio e sull'immagine, eliminando le variabili imprevedibili legate ai testimonial umani. Possono essere personalizzate per incarnare perfettamente i valori di un marchio e adattate a qualsiasi contesto, superando i limiti della realtà fisica.

Uno degli esempi più celebri è Lil Miquela, una creazione della tech company Dapper Labs, che vanta milioni di follower e collaborazioni con giganti della moda come Prada e Calvin Klein. La sua esistenza puramente digitale non le ha impedito di diventare un'icona di stile e un potente veicolo pubblicitario. Accanto a lei, altre figure come la brasiliana Lu do Magalu, la più seguita al mondo, l'indiana Kyra o la giapponese Imma stanno ridefinendo le regole del marketing globale.

Questa nuova frontiera, tuttavia, non è esente da interrogativi. Se da un lato l'AI permette di ottimizzare le campagne e di creare contenuti altamente personalizzati e coinvolgenti, dall'altro solleva questioni etiche sulla percezione della realtà e sul rapporto tra consumatore e marchio. La sfida per le aziende sarà quella di utilizzare questi potenti strumenti in modo trasparente e creativo, sfruttando l'innovazione tecnologica non solo come una scorciatoia produttiva, ma come un vero e proprio motore di nuove forme di narrazione.
 
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