News Tech L'UE vuole risolvere il problema dei banner per accettare i cookies

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Stanchi di cliccare su “Accetta tutto”? Potreste essere accontentati. Secondo quanto riportato da Politico, la Commissione Europea sta valutando una profonda revisione della legge del 2009 che ha inondato il web con i fastidiosi banner per il consenso ai cookie, con l'obiettivo di presentare una proposta di semplificazione già a dicembre.

Il problema è sotto gli occhi di tutti: la Direttiva e-Privacy, nata per proteggere gli utenti, ha generato un effetto paradosso. Siamo così abituati a vedere pop-up che ormai diamo il consenso senza pensarci, vanificando di fatto lo scopo della norma. Un fenomeno che gli esperti chiamano "fatica del consenso": troppe richieste finiscono per annullare il valore della scelta stessa.

Sul tavolo di Bruxelles ci sono diverse ipotesi per risolvere il problema. Una delle più accreditate è quella di permettere agli utenti di impostare le proprie preferenze una sola volta, direttamente nelle impostazioni del browser, evitando così di ripetere l'operazione su ogni singolo sito. Un'altra idea, sostenuta da alcuni Paesi come la Danimarca, è quella di eliminare la richiesta di consenso per i cookie "innocui", come quelli usati per semplici statistiche anonime, mantenendola solo per quelli legati a marketing e pubblicità tracciante.

La strada, però, non è in discesa. La proposta mette in moto un prevedibile scontro tra l'industria tech e i difensori della privacy. Da un lato, le aziende e gli inserzionisti chiedono regole più flessibili, magari integrando la normativa sui cookie nel più generale GDPR (il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), che adotta un approccio basato sul rischio. Questo darebbe loro più margini di manovra.

Dall'altro lato, le associazioni per i diritti digitali temono che un allentamento delle regole apra le porte a un tracciamento ancora più pervasivo. Secondo loro, il vero problema non sono i banner, ma il modello di business basato sulla "pubblicità di sorveglianza". Un tentativo di riforma simile era già fallito nel 2017 dopo anni di stallo, dimostrando quanto il tema sia delicato. La discussione è appena iniziata e si preannuncia uno dei temi caldi del prossimo anno a Bruxelles.
 
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Stanchi di cliccare su “Accetta tutto”? Potreste essere accontentati. Secondo quanto riportato da Politico, la Commissione Europea sta valutando una profonda revisione della legge del 2009 che ha inondato il web con i fastidiosi banner per il consenso ai cookie, con l'obiettivo di presentare una proposta di semplificazione già a dicembre.

Il problema è sotto gli occhi di tutti: la Direttiva e-Privacy, nata per proteggere gli utenti, ha generato un effetto paradosso. Siamo così abituati a vedere pop-up che ormai diamo il consenso senza pensarci, vanificando di fatto lo scopo della norma. Un fenomeno che gli esperti chiamano "fatica del consenso": troppe richieste finiscono per annullare il valore della scelta stessa.

Sul tavolo di Bruxelles ci sono diverse ipotesi per risolvere il problema. Una delle più accreditate è quella di permettere agli utenti di impostare le proprie preferenze una sola volta, direttamente nelle impostazioni del browser, evitando così di ripetere l'operazione su ogni singolo sito. Un'altra idea, sostenuta da alcuni Paesi come la Danimarca, è quella di eliminare la richiesta di consenso per i cookie "innocui", come quelli usati per semplici statistiche anonime, mantenendola solo per quelli legati a marketing e pubblicità tracciante.

La strada, però, non è in discesa. La proposta mette in moto un prevedibile scontro tra l'industria tech e i difensori della privacy. Da un lato, le aziende e gli inserzionisti chiedono regole più flessibili, magari integrando la normativa sui cookie nel più generale GDPR (il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), che adotta un approccio basato sul rischio. Questo darebbe loro più margini di manovra.

Dall'altro lato, le associazioni per i diritti digitali temono che un allentamento delle regole apra le porte a un tracciamento ancora più pervasivo. Secondo loro, il vero problema non sono i banner, ma il modello di business basato sulla "pubblicità di sorveglianza". Un tentativo di riforma simile era già fallito nel 2017 dopo anni di stallo, dimostrando quanto il tema sia delicato. La discussione è appena iniziata e si preannuncia uno dei temi caldi del prossimo anno a Bruxelles.
La Direttiva e-Privacy, con l'intenzione di proteggerci, ha in realtà creato un mostro la "fatica del consenso". Mi ritrovo a cliccare su "Accetta tutto" senza nemmeno leggere e so che in tantissimi fanno lo stesso. Una legge pensata per darci controllo ci ha reso più vulnerabili, perché abbiamo smesso di pensarci. L'idea di distinguere tra cookie "innocui" e quelli di tracciamento è un passo avanti , dobbiamo accettare un banner per un cookie che serve solo a contare le visite in forma anonima?

Il vero scontro non è sui banner, ma sulla "pubblicità di sorveglianza", da una parte ci sono le aziende che vogliono maggiore libertà per tracciarci, dall'altra le associazioni che temono che un allentamento delle regole porti a un tracciamento ancora più invasivo.
 
La proposta di impostare le proprie preferenze una sola volta non mi sembra male. Anzi, eviterebbe i casi (come dice @Samaritan) in cui all'ennesimo sito che te li chiede, ti stufi di selezionarli e quindi cedi al "accetta tutto".
 
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