L'attacco informatico che ha paralizzato il colosso giapponese Asahi è un ransomware, e la situazione potrebbe essere più grave del previsto. Oltre a causare una crescente carenza della celebre birra Super Dry in tutto il Giappone, l'azienda ha ammesso di aver trovato tracce che suggeriscono un potenziale furto di dati dai suoi server.
L'attacco ha costretto il più grande produttore di birra del Giappone a sospendere i sistemi di ordinazione e spedizione, tornando a processi manuali per gestire le consegne. Tuttavia, la nuova rivelazione aggiunge un livello di preoccupazione: non si tratta solo di un'interruzione operativa, ma di una possibile violazione della sicurezza delle informazioni. Al momento, nessun gruppo di cybercriminali ha rivendicato l'attacco, un silenzio che potrebbe indicare trattative in corso o una strategia precisa da parte degli hacker.
Le conseguenze sul territorio rimangono critiche. Bar, ristoranti e minimarket stanno esaurendo le scorte di Asahi Super Dry, costringendo molti a ripiegare su marchi concorrenti. L'impatto si riflette anche sui mercati finanziari, dove le azioni di Asahi Group hanno subito un calo significativo in seguito alla notizia.
Asahi, che è proprietaria anche di marchi molto noti in Europa come Peroni, Pilsner Urquell e Grolsch, ha istituito un'unità di crisi e sta collaborando con esperti di cybersecurity per ripristinare i sistemi. Nonostante la gravità della situazione, l'azienda ha confermato che il blocco è attualmente limitato al Giappone.
Per i consumatori italiani, quindi, non c'è un allarme immediato. La distribuzione internazionale non sembra essere stata colpita dall'incidente. Tuttavia, l'episodio sottolinea la crescente vulnerabilità delle grandi multinazionali di fronte a minacce informatiche sempre più sofisticate.