News Tech La Cina mette al bando i chip di NVIDIA si intensifica il conflitto con gli USA

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La tensione tra Stati Uniti e Cina sul fronte tecnologico ha raggiunto un nuovo punto critico. In una mossa che segnala un'ulteriore escalation, Pechino ha deciso di chiudere le porte ai più recenti chip per l'intelligenza artificiale che Nvidia aveva appositamente progettato per il mercato cinese. Questa decisione, come riportato da fonti autorevoli quali il Financial Times e il Wall Street Journal, non è un evento isolato, ma l'ultimo capitolo di una complessa saga geopolitica che sta ridisegnando gli equilibri globali nel settore dei semiconduttori.

Secondo le ricostruzioni, l'Amministrazione del Cyberspazio della Cina ha vietato l'acquisto e persino il collaudo dei nuovi processori di Nvidia, progettati specificamente per aggirare le precedenti restrizioni all'esportazione imposte da Washington. Giganti tecnologici cinesi come Alibaba e ByteDance avevano già ordinato migliaia di queste unità, ma ora si trovano di fronte a un blocco governativo. Questi chip rappresentavano il tentativo di Nvidia di mantenere una presenza nel cruciale mercato cinese, offrendo versioni meno potenti delle sue tecnologie di punta per rimanere in conformità con le normative statunitensi.

La reazione di Nvidia non si è fatta attendere. Il CEO dell'azienda, Jensen Huang, ha espresso la sua delusione per la notizia, pur riconoscendo la complessità del quadro politico. "Abbiamo probabilmente contribuito al mercato cinese più della maggior parte dei Paesi. E sono deluso da ciò che vedo," ha dichiarato Huang, aggiungendo di comprendere che ci sono "agende più grandi da risolvere tra la Cina e gli Stati Uniti". Dalla parte politica statunitense, la linea è ancora più dura. Lo Speaker della Camera, Mike Johnson, ha definito la Cina un "avversario peer-to-peer" che non rispetta le regole del commercio internazionale, attribuendo a Pechino la responsabilità delle attuali tensioni.

La mossa di Pechino è, in gran parte, una risposta diretta alle radicali restrizioni introdotte dall'amministrazione Biden. Queste misure, formalizzate per la prima volta nell'ottobre del 2022 e ulteriormente inasprite nell'ottobre 2023, mirano a ostacolare le capacità militari e tecnologiche della Cina, impedendole l'accesso ai semiconduttori avanzati e alle attrezzature per produrli. Le regole impongono a produttori come Intel, Micron e, naturalmente, Nvidia, di ottenere una licenza speciale dal Dipartimento del Commercio per poter esportare tecnologia sensibile verso aziende cinesi.

Questa politica estera si intreccia strettamente con una strategia interna. Con il CHIPS and Science Act, un imponente piano di investimenti da 280 miliardi di dollari, gli Stati Uniti stanno incentivando con decine di miliardi in sussidi la costruzione di nuovi impianti di produzione di chip sul suolo americano. L'obiettivo è duplice: ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento asiatiche e rafforzare la competitività nazionale in un settore considerato strategico per la sicurezza e l'economia del futuro, dall'AI ai veicoli elettrici, fino agli armamenti di nuova generazione.

Il divieto imposto ai chip di Nvidia è la prova che la Cina non intende più subire passivamente le pressioni statunitensi. Da anni, Pechino sta investendo massicciamente per sviluppare una propria capacità produttiva di semiconduttori e raggiungere un'autonomia strategica. Aziende come Huawei, nonostante le sanzioni, stanno facendo progressi significativi nello sviluppo di processori proprietari. Il messaggio è chiaro: se l'accesso alla tecnologia occidentale viene limitato, la Cina accelererà i suoi sforzi per creare un ecosistema tecnologico indipendente.
 
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