Braccio di ferro tra Bruxelles e il gigante di Mark Zuckerberg. La Commissione Europea ha inviato una comunicazione ufficiale a Meta, contestando preliminarmente un abuso di posizione dominante. Al centro della disputa c'è la decisione di Meta di escludere gli assistenti AI di terze parti dalla sua piattaforma di messaggistica, WhatsApp, lasciando campo libero esclusivamente alla propria soluzione, Meta AI. L'esecutivo UE intende imporre misure provvisorie per fermare questa condotta, ritenuta dannosa per la concorrenza e rischiosa per lo sviluppo del mercato tecnologico.
Tutto nasce da un aggiornamento dei termini di servizio della "WhatsApp Business Solution", annunciato il 15 ottobre 2025 ed entrato pienamente in vigore il 15 gennaio 2026. Secondo le nuove regole, agli sviluppatori esterni è vietato utilizzare l'interfaccia di WhatsApp se il servizio principale offerto è un assistente AI generico. In pratica, mentre Meta AI rimane perfettamente integrata e disponibile per gli utenti, i concorrenti vengono tagliati fuori da uno dei canali di comunicazione più usati al mondo. Le aziende possono ancora usare l'automazione per il supporto clienti, ma i "chatbot" intelligenti puri sono stati banditi.
La Commissione ritiene che WhatsApp sia un punto di accesso cruciale per raggiungere i consumatori e che il comportamento di Meta rischi di eliminare la concorrenza, marginalizzando le startup e le aziende rivali in un settore in rapida espansione. Per questo motivo, Bruxelles non vuole attendere la fine dell'indagine formale (aperta il 4 dicembre 2025) ma punta a misure cautelari immediate per prevenire danni irreparabili al mercato. Meta ha ora la possibilità di rispondere alle accuse e difendere la propria posizione.
Un dettaglio fondamentale riguarda il nostro Paese: l'azione della Commissione copre tutto lo Spazio Economico Europeo ad eccezione dell'Italia. Questo perché l'Antitrust italiano (AGCM) si è mosso in anticipo, imponendo misure cautelari contro Meta già nel dicembre 2025 per le stesse criticità. Di fatto, l'indagine europea non si sovrappone a quella italiana per evitare conflitti di competenza, confermando che il blocco delle AI su WhatsApp è un tema caldo su cui le autorità di regolamentazione non intendono soprassedere.