News Tech OpenAI ha siglato un accordo da 300 miliardi con Oracle

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OpenAI, i creatori di ChatGPT, avrebbero siglato un accordo da 300 miliardi di dollari con Oracle per l'acquisto di potenza di calcolo. Questo affare, che si estenderà per circa cinque anni, non è solo una cifra da capogiro, ma rappresenta una delle più grandi e audaci scommesse mai viste nel settore del cloud computing, ridefinendo le alleanze e le ambizioni nell'era dell'intelligenza artificiale.

L'intesa è parte del più ampio e ambizioso Progetto Stargate, un'iniziativa che mira a costruire un'infrastruttura di data center senza precedenti per sostenere lo sviluppo dei futuri modelli di AI. La portata dell'accordo è difficile da immaginare: si parla di un fabbisogno energetico di 4.5 gigawatt di potenza, una quantità paragonabile a quella prodotta da più di due dighe di Hoover o sufficiente ad alimentare circa quattro milioni di abitazioni. Questo dato, da solo, evidenzia l'insaziabile fame di risorse computazionali che l'evoluzione dell'AI richiede.

La notizia ha avuto un impatto sismico sui mercati finanziari. Subito dopo l'annuncio, le azioni di Oracle hanno registrato un'impennata spettacolare, con un aumento che ha raggiunto il 43%. L'amministratore delegato, Safra Catz, aveva anticipato la firma di contratti multimiliardari, ma l'entità totale ha superato ogni previsione, aggiungendo oltre 317 miliardi di dollari di futuri ricavi contrattuali per l'azienda. Questo balzo ha proiettato il presidente di Oracle, Larry Ellison, nell'olimpo dei più ricchi al mondo, con un patrimonio netto che si avvicina ai 400 miliardi di dollari, mettendolo in diretta competizione con figure come Elon Musk.

Tuttavia, dietro le cifre astronomiche si nasconde una scommessa estremamente rischiosa per entrambe le compagnie. Per OpenAI, l'impegno è monumentale. Con un fatturato annuo stimato intorno ai 12.7 miliardi di dollari, l'azienda guidata da Sam Altman si impegna a pagare una media di 60 miliardi all'anno, una cifra che supera di gran lunga le sue entrate attuali. Altman ha già messo in guardia gli investitori, prevedendo che OpenAI non genererà profitti prima del 2029 e accumulerà perdite significative. La motivazione di questa mossa audace risiede in un problema cruciale: una quasi costante carenza di potenza di calcolo che sta frenando sia il lancio di nuovi prodotti sia lo sviluppo di modelli AI più avanzati.

Per Oracle, il rischio non è minore. L'azienda sta concentrando una fetta enorme dei suoi ricavi futuri su un unico cliente, che peraltro è una startup ancora in perdita. Per soddisfare le esigenze di OpenAI a partire dal 2027, Oracle dovrà probabilmente contrarre ingenti debiti per acquistare i chip AI necessari e costruire i data center, lavorando con partner specializzati come Crusoe in diverse località degli Stati Uniti, dal Wyoming al Texas. La sua esposizione finanziaria è notevolmente superiore a quella di concorrenti come Microsoft, con un rapporto debito/capitale proprio molto più elevato.

Questo accordo segna anche un importante cambiamento strategico per OpenAI. Per anni, l'azienda si è affidata quasi esclusivamente a Microsoft per le sue esigenze computazionali. Tuttavia, le frustrazioni dovute alle continue carenze di fornitura l'hanno spinta a cercare nuovi partner, diversificando le sue fonti e garantendosi la potenza necessaria per non rimanere indietro nella corsa all'oro dell'intelligenza artificiale. Il Progetto Stargate, inizialmente concepito come una joint venture con SoftBank, è ora diventato il marchio ombrello per tutti gli sforzi di OpenAI legati ai data center, con l'accordo Oracle che ne costituisce il pilastro centrale.

In un settore in cui la spesa per chip, server e infrastrutture è destinata a raggiungere quasi 3.000 miliardi di dollari entro il 2028, questa mossa posiziona Oracle come un contendente di primo piano nell'infrastruttura cloud per l'AI, sfidando il dominio di Amazon, Microsoft e Google. L'accordo tra OpenAI e Oracle non è solo un contratto, ma una dichiarazione d'intenti. È la prova che per costruire il futuro dell'intelligenza artificiale non bastano algoritmi geniali, ma servono risorse energetiche e finanziarie su una scala mai vista prima. Il successo di questa scommessa dipenderà dalla capacità di ChatGPT e delle future tecnologie di OpenAI di continuare la loro crescita esplosiva, diventando indispensabili per miliardi di persone e aziende in tutto il mondo.
 
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