Dopo lo scandalo del 2021, Meta aveva promesso un cambiamento. Ma nuove, sconvolgenti testimonianze al Senato USA dipingono un quadro allarmante: l'azienda avrebbe deliberatamente insabbiato ricerche sui rischi per i minori, specialmente nella realtà virtuale, per proteggere i propri interessi legali e finanziari.
Nel 2021, le rivelazioni della ex dipendente di Meta, Frances Haugen, avevano scosso l'opinione pubblica globale, svelando come l'azienda fosse a conoscenza dei pericoli che le sue piattaforme, come Instagram, rappresentavano per la salute mentale degli adolescenti. In quel momento, Meta promise al mondo di cambiare. Oggi, però, una nuova ondata di informatori sostiene che quel cambiamento sia effettivamente avvenuto, ma in peggio.
Davanti alla Sottocommissione Giudiziaria del Senato su Privacy, Tecnologia e Legge, due ex ricercatori di Meta, Cayce Savage e Jason Sattizahn, hanno lanciato un nuovo, pesantissimo allarme. "Sono qui per dirvi oggi che Meta è cambiata, in peggio", ha dichiarato Savage, con parole che risuonano come un monito per genitori, regolatori e utenti. Le loro testimonianze, corroborate da un'ampia documentazione interna, accusano l'azienda di aver scatenato il proprio team legale contro i ricercatori per sopprimere scoperte dannose sulla sicurezza dei bambini, in particolare nei suoi servizi di realtà virtuale (VR).
Il fulcro delle nuove accuse riguarda gli spazi social in VR di Meta, dove, secondo i ricercatori, la presenza di bambini al di sotto dei 13 anni è dilagante, nonostante i limiti di età ufficiali. Questi ambienti virtuali non solo replicano i pericoli già noti di internet, come la presenza di predatori sessuali, ma li amplificano a causa della natura immersiva della tecnologia. "Nella VR, qualcuno può stare dietro a vostro figlio e sussurrargli all'orecchio, e vostro figlio sentirà la sua presenza come se fosse reale", ha spiegato Savage durante l'audizione. "La VR traccia i movimenti reali di un utente, quindi un'aggressione in VR richiede che quei movimenti avvengano nella vita reale. Ciò che accade nella realtà virtuale è realtà."
Sattizahn e Savage hanno testimoniato che i legali di Meta avrebbero scoraggiato e persino minacciato i ricercatori per impedire loro di raccogliere dati che potessero confermare l'esistenza di un problema. L'obiettivo, secondo loro, era evitare di creare una "scia di carta" che potesse generare responsabilità legali per l'azienda, costringendola a rimuovere un'ampia fetta di utenti attivi. In un caso specifico, dopo un'intervista in cui un adolescente aveva raccontato di come suo fratello minore di 10 anni avesse ricevuto ripetutamente proposte sessuali da adulti in VR, un superiore avrebbe ordinato di cancellare la registrazione e ogni traccia scritta di tali affermazioni.
Invece di correggere le falle dei suoi prodotti, Meta avrebbe imparato a nascondere meglio i propri problemi. Sattizahn ha descritto un regime di "sorveglianza legale", in cui gli avvocati monitoravano costantemente il lavoro dei ricercatori, "limitando gli argomenti, le domande e i metodi" utilizzabili. "Le ripetute e esplicite dichiarazioni dei legali a me erano che non volevamo questi dati perché era troppo rischioso per noi averli", ha affermato Sattizahn, aggiungendo che in caso di un audit esterno, sarebbe emerso che Meta era a conoscenza dei danni.
La risposta di Meta non si è fatta attendere. Un portavoce ha definito le accuse come esempi "selezionati ad arte per adattarsi a una narrativa predeterminata e falsa". Tuttavia, Sattizahn ha ribattuto definendo le dichiarazioni dell'azienda una "menzogna per omissione", poiché il punto centrale della testimonianza è che la ricerca che viene effettivamente svolta è "potata e manipolata".
La pervasività del problema sarebbe tale che, secondo Savage, ogni volta che utilizzava personalmente i prodotti VR di Meta, la maggioranza delle persone con cui interagiva era "udibilmente sotto i 13 anni". Entrambi gli informatori sono convinti che il CEO Mark Zuckerberg sia a conoscenza della situazione. "L'unico modo in cui potrebbe non esserne a conoscenza è se non avesse mai usato il suo stesso visore", ha sentenziato Savage.
Le rivelazioni del 2021 avevano spinto il Congresso a muoversi, portando all'introduzione del Kids Online Safety Act (KOSA), una proposta di legge bipartisan volta a rendere le piattaforme legalmente responsabili della protezione dei minori. Nonostante un'ampia approvazione al Senato, il disegno di legge si è arenato alla Camera, lasciando un vuoto normativo che le grandi aziende tecnologiche continuano a sfruttare. Il KOSA è stato reintrodotto nel 2025 con un rinnovato sostegno bipartisan, con l'obiettivo di imporre un "dovere di diligenza" alle piattaforme per prevenire danni come cyberbullismo, disturbi mentali e sfruttamento sessuale.
La frustrazione è palpabile tra i politici e gli attivisti. "Avrei potuto fare gli stessi discorsi" sulla sicurezza dei bambini quattro anni fa, ha ammesso il senatore Richard Blumenthal. "Nulla è cambiato". Genitori come Maurine Molak, il cui figlio si è tolto la vita a seguito di cyberbullismo, continuano a lottare, ma la strada per una regolamentazione efficace appare ancora lunga e incerta.
La testimonianza di Cayce Savage si è conclusa con una nota amara, esprimendo la preoccupazione che le sue parole possano mettere a rischio i suoi ex colleghi. "Meta ha risposto alle rivelazioni di Frances Haugen nel 2021 reprimendo la ricerca interna", ha riflettuto, evidenziando un paradosso crudele: più si tenta di far luce sui problemi, più l'azienda sembra rafforzare le sue difese per operare nell'ombra. Un cambiamento c'è stato, ma non quello che il mondo si aspettava.